Avevamo un'altra meta

      Avevamo un'altra meta

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      Domande e risposte

      E' l’estate del 2015. L’Europa arranca nella sua crisi, soffre, sembra sfaldarsi. Paola, Stefano e i loro bambini decidono di mettersi in viaggio.

      Un richiamo profondo li spinge in fondo all’ombelico del continente, dove si saldano Oriente e Occidente, natura e cultura,  dove tutto è cominciato, dove tutto ha ancora senso. Dove lo sguardo opaco di Bruxelles mai potrà nulla.

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      Dettagli Avevamo un'altra meta

      In questo primo diario pubblico Paola Pietrandrea ci consegna il resoconto di un cammino vibrante d’emozione, storia e speranza.

      E' l’estate del 2015. Un’estate torrida. L’Europa arranca nella sua crisi, soffre, sembra sfaldarsi. Ci si è impoveriti, i segni sono già tangibili. E tangibile è il dolore civile che si addensa tra la gente.

      Paola, suo marito Stefano, e i loro bambini decidono di staccare la connessione col virtuale e di mettersi in viaggio. Percorrono lenti e attenti i valichi, le vallate, le coste, i tratti di mare, i miti e le città che separano Parigi – dove vivono da qualche anno – dal Sud del Peloponneso.

      Attraversano le Alpi solide e serene, una Roma dolente e il cuore pulsante dell’Appennino, l’Adriatico che curva di notte all’orizzonte, l’Epiro ridotto carne, ossa e magnificenza, e poi la meta sarebbe un’altra, ma non è ancora ora.

      Un richiamo profondo li spinge in fondo all’ombelico del continente, lì dove si saldano Oriente e Occidente, natura e cultura, lì dove tutto è cominciato, lì dove tutto ha ancora senso. Lì dove lo sguardo opaco di Bruxelles mai potrà nulla.

      Rubano al brusio della modernità il tempo che serve a osservare un riccio che torna verso l’acqua. E il tempo per magia prende il passo lento di una storia millenaria. Avanzando al ritmo di chi vuole vedere sentire, ascoltare e capire, Paola e i suoi finiscono per rendersi conto che, checché se ne dica, il mondo che verrà si sta già profilando
      oltre le ceneri del mondo che piangiamo.

      Gli Europei si stanno facendo finalmente popolo nella battaglia contro il nemico comune. I confini che la vecchia guardia protegge col filo spinato già non esistono più nella testa di milioni di persone. La politica, dileggiata dalle lobby, si è rifugiata nelle comunità e torna a essere vissuta ogni giorno con emozione e responsabilità.

      A Delfi, d’altra parte, l’oracolo non ha lasciato dubbi: «La guerra appena cominciata sarà lunga»,  ha detto, «La guerra appena cominciata, la vincerà la gente».

      In uscita il 1.4.2016

      Avevamo un'altra meta

      In questo primo diario pubblico Paola Pietrandrea ci consegna il resoconto di un cammino vibrante d’emozione, storia e speranza.

      E' l’estate del 2015. Un’estate torrida. L’Europa arranca nella sua crisi, soffre, sembra sfaldarsi. Ci si è impoveriti, i segni sono già tangibili. E tangibile è il dolore civile che si addensa tra la gente.

      Paola, suo marito Stefano, e i loro bambini decidono di staccare la connessione col virtuale e di mettersi in viaggio. Percorrono lenti e attenti i valichi, le vallate, le coste, i tratti di mare, i miti e le città che separano Parigi – dove vivono da qualche anno – dal Sud del Peloponneso.

      Attraversano le Alpi solide e serene, una Roma dolente e il cuore pulsante dell’Appennino, l’Adriatico che curva di notte all’orizzonte, l’Epiro ridotto carne, ossa e magnificenza, e poi la meta sarebbe un’altra, ma non è ancora ora.

      Un richiamo profondo li spinge in fondo all’ombelico del continente, lì dove si saldano Oriente e Occidente, natura e cultura, lì dove tutto è cominciato, lì dove tutto ha ancora senso. Lì dove lo sguardo opaco di Bruxelles mai potrà nulla.

      Rubano al brusio della modernità il tempo che serve a osservare un riccio che torna verso l’acqua. E il tempo per magia prende il passo lento di una storia millenaria. Avanzando al ritmo di chi vuole vedere sentire, ascoltare e capire, Paola e i suoi finiscono per rendersi conto che, checché se ne dica, il mondo che verrà si sta già profilando
      oltre le ceneri del mondo che piangiamo.

      Gli Europei si stanno facendo finalmente popolo nella battaglia contro il nemico comune. I confini che la vecchia guardia protegge col filo spinato già non esistono più nella testa di milioni di persone. La politica, dileggiata dalle lobby, si è rifugiata nelle comunità e torna a essere vissuta ogni giorno con emozione e responsabilità.

      A Delfi, d’altra parte, l’oracolo non ha lasciato dubbi: «La guerra appena cominciata sarà lunga»,  ha detto, «La guerra appena cominciata, la vincerà la gente».

      In uscita il 1.4.2016

      Anno di pubblicazione:
      2016
      Pagine:
      96
      Formato:
      cm 15x13,3
      Rilegatura:
      brossura cucita
      Dorso:
      6 mm
      Peso:
      130
      ISBN:
      978-88-6729-041-3
      Lingua originale:
      Italiano

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