RJF - Tutte le partite di Bobby Fischer

      RJF - Tutte le partite di Bobby Fischer

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      Domande e risposte

      Ancora oggi c’è chi si chiede se Robert James Fischer sia stato il più grande giocatore di scacchi di tutti i tempi, candidando come possibili alternative ora Kasparov, ora Capablanca, ora Tal - quando non il folle predecessore americano Paul Morphy.

      735 partite di Bobby Fischer analizzate dal GM Karsten Müller

      Autori :
      Karsten Müller

      Classe 1970 e Grande Maestro dal 1988, il tedesco Karsten Müller è noto soprattutto per la profondità del suo stile analitico, indubbiamente trasmessogli dagli studi di matematica (materia nella... Leggi ancora

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      Dettagli RJF - Tutte le partite di Bobby Fischer

      Ancora oggi c’è chi si chiede se Robert James Fischer sia stato il più grande giocatore di scacchi di tutti i tempi, candidando come possibili alternative ora Kasparov, ora Capablanca, ora Tal - quando non il folle predecessore americano Paul Morphy.

      La domanda è del tutto oziosa. Bobby Fischer è stato, molto più semplicemente, una delle maggiori icone del Novecento.

      Nessuno come il prodigio di Brooklyn è riuscito a personificare le contraddizioni del secolo breve. Alfiere dell’Occidente contro lo strapotere del blocco comunista, nacque ebreo e morì feroce antisemita, impersonò il sogno americano e inneggiò all’11 settembre, fu temerario innovatore e inflessibile reazionario, seppe catalizzare le attenzioni dei media ma rifuggiva il contatto umano. Non sorprende allora che proprio Bobby Fischer sia il campione più amato e odiato della storia degli scacchi. Il suo fascino ipnotico e certamente maudit ha stregato Henry Kissinger e George Bush, Fidel Castro e Che Guevara, la CIA e il KGB, il parlamento islandese e quello giapponese, per tacere del Cremlino e di tutto il gotha scacchistico sovietico.

      Dal punto di vista sportivo, la sua carriera è unica e epica. Tra i primi al mondo già da adolescente, la sua irresistibile ascesa fu costellata da bizzarrie continue e da profonde intuizioni sul ruolo dello scacchista professionista. Logorato dal suo stesso genio, interruppe a più riprese l’attività agonistica, fino a quando non si convinse a preparare l’ultimo assalto. Era il 1970. Da allora dominò ogni competizione cui prese parte, fino all’indimenticabile e vittorioso match di Reykjavik contro Boris Spasskij nel 1972.

      Da una sua idea, l’orologio di Fischer, sono nati gli scacchi moderni e da un’altra sua creatura, il Fischerandom, potrebbero nascere quelli del futuro.

      RJF - Tutte le partite di Bobby Fischer

      Ancora oggi c’è chi si chiede se Robert James Fischer sia stato il più grande giocatore di scacchi di tutti i tempi, candidando come possibili alternative ora Kasparov, ora Capablanca, ora Tal - quando non il folle predecessore americano Paul Morphy.

      La domanda è del tutto oziosa. Bobby Fischer è stato, molto più semplicemente, una delle maggiori icone del Novecento.

      Nessuno come il prodigio di Brooklyn è riuscito a personificare le contraddizioni del secolo breve. Alfiere dell’Occidente contro lo strapotere del blocco comunista, nacque ebreo e morì feroce antisemita, impersonò il sogno americano e inneggiò all’11 settembre, fu temerario innovatore e inflessibile reazionario, seppe catalizzare le attenzioni dei media ma rifuggiva il contatto umano. Non sorprende allora che proprio Bobby Fischer sia il campione più amato e odiato della storia degli scacchi. Il suo fascino ipnotico e certamente maudit ha stregato Henry Kissinger e George Bush, Fidel Castro e Che Guevara, la CIA e il KGB, il parlamento islandese e quello giapponese, per tacere del Cremlino e di tutto il gotha scacchistico sovietico.

      Dal punto di vista sportivo, la sua carriera è unica e epica. Tra i primi al mondo già da adolescente, la sua irresistibile ascesa fu costellata da bizzarrie continue e da profonde intuizioni sul ruolo dello scacchista professionista. Logorato dal suo stesso genio, interruppe a più riprese l’attività agonistica, fino a quando non si convinse a preparare l’ultimo assalto. Era il 1970. Da allora dominò ogni competizione cui prese parte, fino all’indimenticabile e vittorioso match di Reykjavik contro Boris Spasskij nel 1972.

      Da una sua idea, l’orologio di Fischer, sono nati gli scacchi moderni e da un’altra sua creatura, il Fischerandom, potrebbero nascere quelli del futuro.

      Anno di pubblicazione:
      2011
      Pagine:
      428
      Formato:
      17x24 cm
      Rilegatura:
      brossura cucita
      Dorso:
      19 mm
      Peso:
      815
      ISBN:
      978-88-88756-99-8
      Lingua originale:
      Inglese
      Traduttore:
      Mattia Antonetti
      Altre informazioni:
      carta patinata

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